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Edward Hopper, la prima volta in Italia
Di admin (del 20/10/2009 @ 11:38:14, in Agenda, linkato 1416 volte)

 

Palazzo Reale ospita la prima importante retrospettiva italiana su Edward Hopper. L'opera del padre del Realismo Americano del Novecento arriva a Milano portando con sé l'universo malinconico, solitario, metafisico per cui Hopper è conosciuto in tutto il mondo. Promossa dal Comune di Milano in collaborazione con la Fondazione Roma (nella capitale la mostra sarà ospitata dal 16 febbraio al 13 giugno 2010), Artemisia, il Whitney Museum of American Art e la Fondation Hermitage di Losanna, l'esposizione rende omaggio all'intera carriera di Edward Hopper (1882-1967). La mostra del più popolare artista americano del XX secolo sarà ospitata a Palazzo Reale fino al 24 gennaio con un'antologica che comprende più di 160 opere. L'artista si è distinto per l'osservazione critica della società americana negli anni a cavallo tra le due guerre mondiali, un periodo segnato da inquietudine e solitudine, trasferito sulla tela grazie ad ambientazioni quotidiane, ma inorganiche: atmosfere vuote, silenziose, rarefatte. Perfetti contenitori della solitudine esistenziale e della incomunicabilità invalicabile dell'uomo moderno. La narrazione antologica sarà accompagnata dall'approfondimento sul metodo di lavoro di Hopper, grazie all'accostamento dei disegni preparatori alle opere finite. Suddivisa in sette sezioni, la mostra ripercorre tutta la produzione di Hopper. Nato nel 1882 e cresciuto a Nyack, una piccola cittadina nello Stato di New York, questo artista studia per un breve periodo illustrazione e poi pittura alla New York School of Art con i leggendari maestri William Merritt Chase e Robert Henri. Si reca in Europa tre volte (dal 1906 al 1907, nel 1909 e nel 1910) e soprattutto le esperienze parigine lasciano in lui un segno indelebile, alimentando quel sentimento francofilo che non lo avrebbe mai abbandonato, anche dopo essersi stabilito definitivamente a New York, dal 1913. Alto un metro e novanta, nonostante la forte presenza fisica, era famoso per la sua reticenza, scriveva o parlava pochissimo del suo lavoro. Scomparso all'età di ottantaquattro anni, la sua arte gode della stima della critica e del pubblico nel corso di tutta la carriera, nonostante il successo dei nuovi movimenti d'avanguardia, dal Surrealismo all'Espressionismo astratto, alla Pop art. Nel 1948 la rivista "Look" lo nomina uno dei migliori pittori americani; nel 1950 il Whitney Museum organizza un'importante retrospettiva su di lui e nel 1956 il "Time" gli dedica la copertina. Nel 1967, l'anno della sua morte, rappresenta gli Stati Uniti alla prestigiosa Bienal di São Paulo. Da allora, l'opera di Hopper è stata celebrata in diverse mostre e ha ispirato innumerevoli pittori, poeti e registi. Eloquente il tributo del grande John Updike che, in un saggio del 1995, definisce i suoi quadri "calmi, silenti, stoici, luminosi, classici". Per chi vorrà seguire le tappe del processo creativo di Hopper, sarà a disposizione all'ingresso della mostra un taccuino che riproduce in scala quello utilizzato dall'artista, con tutte le indicazioni per avventurarsi nel suo mondo. Palazzo Reale organizza anche un percorso dedicato a bambini e ragazzi dai 5 ai 15 anni. Il laboratorio inizia con un divertente esperimento: forare un cartoncino per ottenere un'apertura attraverso cui osservare i quadri, ma anche l'ambiente della mostra, con quello che succede nelle sale.

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